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È inutile scrivere che Carlton Myers entra a 3 minuti dalla fine del primo quarto. Il piano partita di Sacripanti lo prevede indipendentemente dalla prestazione di Curry o di Stanic. Questo ci porta ad una conclusione importante. Il capitano si è calato perfettamente nella sua nuova veste di umile servitore nella vigna di Vellucci, ci fosse ancora qualche dubbio. Interessante sarà ora capire cosa l’ha condotto ad accettare questo nuovo ruolo. Si fida dei suoi compagni e del suo allenatore? Sente la necessità di rifiatare più spesso? Per valutare questo occorrerà aspettare le prossime partite oppure una sua conferenza stampa. Siamo entrati in Avvento e ancora non l’abbiamo sentito parlare.
Tornando alla partita giocata, il secondo quarto resta l’unico periodo decente del nostro numero 10. Fa sempre il suo solito lavoro di distributore di palloni e mette in campo tutta la sua esperienza. Anche perché in campo è affiancato dal giovane Tomassini. Il suo primo tiro arriva dopo 5 minuti, sbagliando. Un po’ poco verrebbe da dire per chi era abituato al vecchio Carlton, ma quest’anno è tutto diverso. Alla fine riesce comunque a concludere il primo tempo con 6 punti (3/4 da due, 0/1 da tre, 1 palla persa, 1 fallo subito e 1 assist). Insomma, il suo mattoncino lo mette sempre anche con un inizio apparentemente in sordina.
Ritorna in campo sostituendo Stanic a pochi minuti dalla fine del terzo periodo. Subisce fallo, 2/2 ai liberi. Nell'ultimo quarto gioca a fianco di Curry che si ritrova con 4 falli commessi. È facile prevedere che il finale, questa volta, veda il portabandiera in campo. Ma viene messo in panchina dopo aver sbagliato il tiro del sorpasso e Teramo vola a +5. È dannoso. Il quinto fallo di Curry costringe il coach a rimetterlo nella mischia, nella speranza che ritrovi la lucidità del secondo quarto. Ci sono 4 minuti da giocare e 4 punti da recuperare, ma lui e i suoi compagni fanno fare la voce grossa a Teramo che porta a casa i due punti. Nulla da fare, Myers non riesce da solo a rimettere in piedi la baracca. Ci piace il suo nuovo atteggiamento a servizio della squadra, ci piace il contributo che riesce a dare, ma quando le cose si mettono male quel qualcosa in più ancora non si è visto.
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Dopo la partita contro Udine, Carlton Myers mi aveva lasciato con una pulce nell’orecchio: è ancora capace di essere leader quando la squadra non è in serata, oppure subisce i suoi umori? La partita contro Roma non mi ha dato una risposta definitiva…sia perché è stata una gara completamente diversa, sia perché Carlton ha volato sopra la sufficienza, proprio come i suoi compagni. Giustamente i quotidiani locali del lunedì sono tutti concordi nel confermare la sua buona prestazione con un 7 in pagella (solo Pesaro Express è più severo con 6,5). Il Messaggero sottolinea il suo 2+1 riconoscendo però che Allan Ray è l’unico a fare canestro nel primo quarto; il Resto del Carlino lo elegge sesto uomo; PesaroSport sottolinea la sua capacità di farsi trovare pronto; infine Pesaro Express, come il Messaggero, sottolinea la sua fatica contro Allan Ray, ma si meraviglia per il tiro in sospensione che lo ha reso celebre negli anni ’90 (ma che è stato rispolverato già contro la Virtus).
Allan Ray è il giocatore più produttivo di Roma ed è Carlton che lo deve tenere; fatica, ma questa responsabilità lo carica per stare concentrato tutta la partita. Per tutto il primo quarto amministra il gioco e trova una tripla importante, si limita a fare “da sponda” e non osa più di tanto (7 punti con 5 tiri tentati alla fine); ma quando è libero vuole punire. Purtroppo per ben due volte la palla beffarda entra ed esce. Dopo l’intervallo lo si vede in panchina chiacchierare con Shaw finché non entra al terzo minuto della ripresa e si sistema su Becirovic. Fa il suo buon lavoro e tutti i suoi compagni di squadra sono in serata di grazia. A lui è richiesta la sua esperienza, il buon passaggio, la tranquillità in campo e un supporto al portatore di palla.
Con l’ultima rimessa, a meno di un secondo dalla sirena, il capitano riceve e tira, la palla esce. Sarebbe stato troppo per la squadra, sarebbe stato giusto per Carlton che meritava.
Inizia l’ultima frazione ed ecco il tanto esaltato arresto e tiro, con canestro, fallo subito e tiro libero aggiuntivo. Ma è proprio adesso che Roma da -27 risale a -13 facendo tremare l’arena. In questi minuti in campo c’è Carlton Myers…un caso? Come contro Udine, nel momento difficile non è il capitano a togliere le castagne dal fuoco. Il sesto uomo è solamente il primo cambio o è il giocatore che, partendo dalla panchina, offre alla squadra nuove soluzioni? Se fossimo stati noi sotto di 27 punti, quale sarebbe stata la reazione del portabandiera? Ma fortunatamente con i se e con i ma non si costruisce nulla di buono. Quello che doveva fare è stato fatto. E questo Carlton, che riesce a sentirsi importante e responsabile anche sotto questa nuova veste, io me lo tengo anche il prossimo anno.
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| venerdì 21 novembre 2008 | | | pubblicato da Redazione PesaroSport | in: Vuelle | Blog
Email giunta in redazione:
Trovo sia difficile giudicare
l’operato di una squadra di basket dall’esterno, magari svestendo
freddamente i panni del tifoso, e trovare quei “punti fermi” che
permettano di costruire la propria opinione compiutamente; soprattutto
in mancanza di un civile contenzioso.
Seguo spesso i commenti tecnici del
coach Sacripanti in sala stampa, un allenatore (o forse un motivatore)
diverso da quelli visti sulla panca pesarese e forse per questo destinato
a durare nonostante risultati spesso altalenanti quanto a logica cestistica.
Mi ha molto colpito la gestione della
gara con Udine, avversario rognoso che penso darà parecchio filo da
torcere a molte squadre, della quale salvo i due punti in classifica
e poco d’altro.
Sono d’accordo che, per circostanze
non imputabili, togliere il pathos gara ad una squadra in piena stagione
possa avere dei contraccolpi; tuttavia penso che il sapere gestire ogni
situazione che la gara ti propone sia prerogativa vincente di qualsiasi
squadra.
Perché dico questo? Quei diciassette
punti con cui Udine ha rischiato di uccidere il match contro Pesaro
costituiscono un campanello che trilla tuttora; com’è stato possibile?
La colpa è solo di una difesa stranamente molle? Oppure c’è dell’altro!
Trovo particolare l’atteggiamento
tattico iniziale del quintetto biancorosso che, davanti ad un mis-match
evidente nel ruolo di pivot, avrebbe dovuto cercare con una continuità
maniacale Shaw e Akindele senza farsi irretire dal gioco perimetrale
di Udine; lo trovo ancora più strano quando con i lunghi di Udine carichi
di falli si continua a privilegiare il perimetro.
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| lunedì 17 novembre 2008 | | | pubblicato da Ghigno | in: Moda | BlogTags: eleganza Svizzera dimagrire gel presidente
Traditi dal nostro fotografo di fiducia che non ci propone nessuno scatto del presidente Vellucci nella partita contro la Snaidero, la seguita rubrica "Haute couture" non si ferma e volge il suo sguardo verso l'intera serie A1. Due le puntualizzazioni che proponiamo questa settimana prendendo spunto dalla simpaticissima coppia Pianigiani-Banchi ritratta qua a fianco (voto...beh lasciam perdere, il gel basta ed avanza...), rispettivamente primo e secondo allenatore della simpaticissima Montepaschi Siena.
1) Ok la giacca e la cravatta per i coach anche se non sarebbe male a volte sdrammatizzare con un classico e semplice pullover indossato alla maniera dell'a.d. della Fiat Sergio Marchionne (voto 7.5), ma facciamo basta per cortesia con l'orribile divisa d'ordinanza identica per tutti i componenti dello staff. Pessima ed avvilente, mica siamo in un collegio svizzero.
2) Che si fermi anche la mania della cravatta regimental con logo della società stampigliato sopra (quella della ScavoliniSpar sfoggiata ultimamente è comunque una delle meno peggio). Vista e stravista e più indicata per un riunione del Rotary (4) che per un palasport. Sappiate anche che l'ultima moda propone obbligatoriamente la cravatta slim, più stretta di quella classica e spesso in maglia o in tessuto moderno.
Buona settimana e buona camicia a tutti.
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| lunedì 17 novembre 2008 | | | pubblicato da Marco | in: Vuelle | BlogTags: gadget crisi euro azienda amministrare
alla c.a. Presidente Vellucci:
E' bene ricordare che in questo delicato momento, fra crisi nello sport e crisi nell'economia, il basket pesarese, la sua squadra ed il suo pubblico, stanno reggendo l'urto, realtà più unica che rara dicesi, tuttavia devo ancora evidenziare che l'unica nota stonata risulta essere ancora il Presidente.
Oltre agli indiscussi meriti che gli devono indubbiamente essere concessi, devo però rilevare che non si può nascondere quanto scocci notevolmente ai fedeli abbonati di essere considerati degli elemosinati e non un patrimonio del sport pesarese;
i 10€ del memorial Alphonso Ford e l'ultima uscita circa la restituzione delle partite perse sono veramente exploit non degni di un appassionato presidente bensì di uno spietato Amministratore Delegato.
Ma non avrebbe fatto più bella figura a regalare un semplice gadget della ScavoSpar ad ogni abbonato?
A Pesaro si nasce con il basket in tasca e i 4.200 abbonamenti di quest'anno mi sembrano veramente pochi, non vorrei che con le inventive di Vellucci si arrivasse il prossimo anno a quota 3000! A quel punto cosa farebbe l'A.D.?
Marco, tifoso fedele anche in B1
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Come già visto contro la Virtus Bologna e come probabilmente si vedrà molto spesso, Carlton Myers mette piede in campo a 3 minuti dalla fine del primo quarto sostituendo un deludente Curry (una sola padellata da 6,25 per lui). Piega le gambe, evitando di alzare troppo il sedere, di fronte a Rashad Anderson, autore di 23 punti, e in tre minuti svirgola per due volte da 3. Nel quarto successivo resta in campo, con Curry in posizione di regia. Non succede praticamente nulla, gioca solo Udine, e il suonatore di flauto non riesce a stimolare la squadra con la sua esperienza. Anderson lo punisce con una bomba in faccia. Non solo, commette un fallo antisportivo e lo manda pure in lunetta. Prego, si accomodi…Se volessimo provare a giustificarlo, potremmo dire che non è Carlton Myers ad essere imbambolato, ma tutta la squadra che non riesce a tirar fuori quella che finora è stata la sua arma migliore: la difesa. Difficile dare al capitano una valutazione differente a quella del resto della squadra. Torna in panchina, dopo un buon assist a LeRoy Hurd, e rientra per gli ultimi possessi prima dell’intervallo, senza mai lasciare il segno.
Dopo la ramanzina di Sacripanti, il pubblico inizia ad esaltarsi per il gran recupero dell’armata biancorossa che ritrova grinta e determinazione. Purtroppo Carlton Myers non c’è, ed entra in campo quando Pesaro è sopra di tre punti. La squadra ne ha recuperati una decina senza di lui. Udine non molla, ma da questo momento anche il molleggiato torna ad essere decisivo, piazza una tripla importantissima che tiene a galla la squadra e ottiene 2 punti di prepotenza, scordandosi gli acciacchi dell’età. Commette pure sfondamento, segno che la tigna è tornata. Il suo andamento però è lo stesso di quello della squadra: se la squadra va male, lui fa peggio…se la squadra gira bene, sembra di vedere il Carlton del vecchio hangar…Nell’ultimo quarto, in meno di 10 secondi dal fischio di inizio, trova il canestro bruciando l’avversario. È concentrato, recupera un pallone in difesa e incoraggia Shaw che ha appena sbagliato. Meraviglioso…Ma in quel momento sono tutti i giocatori messi in campo da coach Sacripanti ad essere meravigliosi, non vogliono essere beffati nel finale dopo il grande recupero. Sono gli arbitri a reprimere la foga di Carlton, due fischi di troppo ed esce dal campo. Si pensa che Sacripanti lo rimetterà nella mischia nell’ultimo minuto, invece no. Così termina la partita del numero 10, guardando la sagra dei tiri liberi dalla panchina. Scelta un po’ criticabile, visto che Carlton è un maestro in questo e Curry è stato insoddisfacente. Fortunatamente Hicks e Hurd lasciano Udine indietro.
Che dire? Un ottimo finale permette al capitano di raggiungere la sufficienza piena, anche oggi. Resta il rammarico di non averlo visto leader nel momento buio dei biancorossi. Subisce i cambi di umore della squadra e questo sembra essere ora il suo limite. Ma come può essere diverso per un giocatore che ha sempre preteso la palla in mano?
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