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Luci ed ombre sul voto referendario
Scritto da Alan Palombi @alanpalombi
Venerdì 17 Giugno 2011 0 Commenta Stampa
Villa Fastiggi è il quartiere più partecipativo, il Centro quello più astensionista. Ed ora cosa cambierà in bolletta?

Dopo 16 anni e 7 tentativi andati a vuoto, in Italia il popolo ritorna ad esprimersi direttamente grazie all'istituzione del Referendum abrogativo e la vittoria del fronte del Sì è di proporzioni bibliche. Alle urne si sono recati il 57% degli aventi diritto (54,8% considerando il voto all'estero) superando largamente lo sbarramento del 50%+1 dei voti necessario per la validazione della consultazione. I numeri, in un'Italia intorpidita da lustri di politica via etere, troppo spesso strillata ed involgarita su tematiche che non interessano i cittadini, sono sicuramente di tutto rispetto anche se lontani anni luce dalla partecipazione nei due referendum degli anni 70. Altri tempi, altri partiti ed altri problemi. Nel 2006 il Referendum costituzionale contro il federalismo passò per il rotto della cuffia (52%) e si deve tornare al 1995 per ritrovare la stessa partecipazione per una consultazione popolare abrogativa. All'epoca si votava sulle televisioni pubbliche e private, in alcuni casi la lotta fu voto per voto, proponendo l'immagine di un paese abbastanza diviso. Oggi invece i risultati sono inequivocabili e sanciscono la netta vittoria dei comitati che questo Referendum l’hanno tenacemente voluto. Su tutti e quattro i quesiti i Sì sono andati oltre il 94%, una decisione importante che mette dei paletti solidissimi sul concetto che l'acqua sia un bene comune, che il popolo italiano consideri antiquata la scelta del nucleare e che la giustizia sia uguale per tutti, rappresentati istituzionali in primis.

Adesso che la vittoria è stata ottenuta, che cosa cambierà per noi comuni mortali? Le risposte arrivano da alcuni attivissimi membri del Comitato ACCAdueò di Pesaro e Urbino, in prima linea nella lotta per l'acqua pubblica già da alcuni anni:
"Per Pesaro cambierà poco nell'immediato. Marche Multiservizi S.p.A. ha già un socio privato ed il referendum non obbliga a liberarsene. Per questo c'è una legge d’iniziativa popolare (400 mila firme raccolte dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua) che è arenata in qualche commissione parlamentare dal 2007. L'abrogazione della Legge Ronchi cancella comunque l'obbligo per le amministrazioni locali di cedere almeno il 70% della gestione del servizio idrico in mano privata entro il 2015”.

E per quello che riguarda il secondo quesito? Da domani le bollette dei pesaresi saranno più leggere?
Secondo il volere popolare dovrà essere proprio così. Dalla bolletta dovrà sparire la voce che riguarda la remunerazione del capitale investito, una quota pari o superiore al 7% di quanto investito dai soci nell'azienda, che i cittadini/utenti pagano in ogni bolletta e che era garantita per legge, fra l'altro questo parametro non sempre è trasparente e limpido. Di sicuro si dovrà vigilare per non far rientrare dalla finestra quello che si è messo fuori dalla porta. Noi staremo allerta e con gli occhi ben aperti. Il nostro impegno non è terminato e la vittoria nel Referendum è stato solo uno dei tanti passi che ancora ci aspettano per rendere l'Acqua un bene davvero comune a tutti i cittadini”.
Intanto, pochi giorni prima del voto, la Federconsumatori ha divulgato uno studio nel quale Pesaro e Urbino sono rispettivamente al quarto e al terzo posto per quel che concerne l'influenza della quota relativa all'acquedotto sull'intera bolletta.

Veniamo alla partecipazione pesarese al Referendum. L'affluenza alle urne in città è stata buona, attestandosi intorno al 63%, superiore al dato nazionale (57%) ed in linea con quello regionale (61,5%) e provinciale (63.1%). La palma di quartiere più partecipativo spetta a Villa Fastiggi che porta alle urne oltre il 73% degli elettori. Quorum oltre il 70% anche a Case Bruciate che registra il 70,6% di affluenza mentre a Pozzo (alto e basso) e a Villa Ceccolini si registrano le vittorie più ampie del fronte dei Sì che ottengono il 97,3% delle preferenze. Sotto la media pesarese 10 quartieri, tra cui Muraglia che si ferma al 62,9% mancando di un decimo l’obbiettivo. Sotto quota 60% troviamo la Baia (59,1%), la zona dell’Ente Parco di competenza del Comune di Pesaro (58,7%), il Porto (57,5%) ed il quartiere Centro-Mare (53,9%). Gli abitanti del Centro Storico (e del mare) sono stati dunque i pesaresi più astensionisti, dato percentuale che coincide anche con il maggior numero di No espresso nei confini del Comune (6,9%).


I dati provinciali consolidano invece Pesaro-Urbino come territorio più attivo dopo quello del capoluogo Ancona (64,2%) mentre Macerata (58,4%) si riconferma la Provincia con il minor afflusso alle urne. Poco sotto la media regionale ma abbondantemente sopra il quorum nazionale le altre due province marchigiane, Fermo (58,7%) e Ascoli (59,9%) con i piceni però al primo posto per quel che riguarda le croci sul Sì (96%). Dei comuni pesaresi con più di 10 mila abitanti il record di presenze ai seggi spetta ad Urbino che registra il 71,7% di affluenza al voto, nove punti più di Fano che si ferma al 62,7%. La pecora nera della Provincia di Pesaro-Urbino, ed unica realtà a non aver superato il quorum del 50%+1, è il Comune di Carpegna nel quale soltanto 620 abitanti sui 1266 aventi diritto (48,9%) hanno risposto alla chiamata referendaria. Il miglior risultato di affluenza si è invece registrato a Montecalvo in Foglia dove il 75,3% degli elettori (1486 su 1972) hanno espresso il loro volere in cabina elettorale.


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