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La Coppa America vista da quassù
Sport Martedì 05 Luglio 2011
Per noi europei ci sono due grandi luoghi comuni che rappresentano il Sud America: l'idea di un calcio spettacolare, ricco di gol, votato all'attacco e la flemma, la relatività del tempo, la predisposizione alla vita senza che questa venga scandita dal frenetico vorticare delle lancette di un orologio. In questa Copa America argentina versione 2011 soltanto la seconda diceria è stata puntualmente rispettata. Partite iniziate con cospicui ritardi, cd con gli inni smarriti o suonati in ordine sparso, intervalli dalla durata imprecisata sono solo alcune delle manifestazioni più evidenti di questo approccio alla vita distante non decine di migliaia di chilometri ma anni luci da quello imposto a buona parte nell'emisfero boreale.

L'altro stereotipo, quello calcistico, purtroppo invece ha latitato nella prima giornata del torneo dove sono state pochissime le reti segnate, appena 8 in 6 gare, così come le giocate da ricordare. Le nobili del calcio sudamericano hanno stentato, troppo evanescenti e narcisiste per avere la meglio sulle piccole formazioni, pragmatiche, rognose ed agguerritissime. Argentina, Brasile ed Uruguay non sono andate oltre al pareggio contro Bolivia, Venezuela e Perù, con i verdeoro innocui sotto porta nonostante il grande potenziale e le altre due big costrette a rincorrere i relativi avversari. Le uniche squadre vittoriose, la Colombia ed il Cile, hanno raggiunto i tre punti affrontando rispettivamente Costarica e Messico, le compagini più modeste dell'intero blocco.

Le due formazioni centro-americane, invitate all'evento per far numero, non hanno certo le potenzialità delle cugine meridionali. Il Messico è stato decimato dallo scandalo a sfondo sessuale e dall'antidoping alla vigilia della competizione mentre la Costarica è stata raccattata all'ultimo momento per sostituire la guest star Giappone, ancora scossa dal terremoto e dalle sue tragiche conseguenze.

A pesare sulla qualità tecnica della competizione senz'altro ci sono i campi da gioco, non all'altezza e disastrati dall'inverno argentino. Anche la scarsa vena dei protagonisti indiscussi, e degli arbitraggi alquanto modesti, hanno reso il primo turno a dir molto mediocre. Messi non basta all'Argentina per riproporre il gioco spettacolare del Barcellona e le sue incursioni, le sue accelerazioni, le sue giocate d'alta scuola sembrano, come al Mondiale 2010, ghirigori inutili all'economia del gioco. I brasiliani, più verdi che oro visto la bassa età media della Selecao, sembrano più interessarsi alla preparazione della capigliatura da sfoggiare che alla partita mentre gli uruguaiani, quarti al Mondiale Sud Africano, non sembrano essere così coesi come 12 mesi or sono.

Dall'altra parte, invece, si è vista l'altra faccia del Sud America, quella campesina ed obrera, tutta sofferenza, fatica e sangue per raggiungere il minimo che rappresenta il massimo concesso. Vero è che la Bolivia usufruisce di un gran regalo da parte dell'argentino Banega per portarsi in vantaggio sui padroni di casa, poi però lotta per agguantare un punto riuscendoci egregiamente. Meglio ancora va alla cenerentola Venezuela che nelle 48 precedenti partite del torneo avere raccolto ben 38 sconfitte e solo 2 vittorie, con un gol subito in media ogni mezz'ora di gioco. Il pareggio a reti bianche contro il Brasile è per gli amaranto motivo di grandissima soddisfazione e lo dimostrano i festeggiamenti finali, degni della conquista del titolo. Anche il Perù va vicino all'impresa contro l'Uruguay nonostante dovesse fare a meno dei pezzi pregiati che giocano in Europa. In vantaggio dopo una ventina di minuti, gli andini riescono a gestire gli assalti della Celeste che trova il pareggio a ridosso dell'intervallo ma poi nella ripresa non spinge ed anzi rischia più del previsto.

Colombia e Cile se la ridono, quindi, consapevoli di aver già un piede nei quarti. Compito che comunque non sembra essere dei più ostici visto che su 12 squadre ai blocchi di partenza, soltanto in 4 saluteranno dopo le prime 3 partite. La formula del torneo, infatti, prevede 3 gironi da 4 squadre dove passano le prime due in graduatoria oltre alle due migliori terze. Per le big non dovrebbero esserci problemi anche se alcuni scontri diretti potrebbero capitare prima del previsto se l'andazzo della prima giornata dovesse essere confermato.

Le cose che resteranno indelebili, o quasi, di questo primo turno di Copa America 2011 saranno le capigliature di alcuni giocatori brasiliani (la cresta di Neymar ed il ciuffo alla rockabilli di Robinho tra gli altri), la rivoluzione copernicana dello spray che i direttori di gara adoperano per mantenere la distanza durante i calci di punizione ma soprattutto il salvataggio sulla linea del venezuelano Vizcarrondo. Uno stop di petto in scivolata a pochissimi centimetri dalla porta su conclusione di Robinho, un gesto atletico apparso intenzionale e che fa stropicciare gli occhi per l'alto tasso di difficoltà. Facile scegliere il gol più bello, quello di Sergio Leonel Aguero che ha rimesso in carreggiata i suoi dopo il vantaggio boliviano arrivato pochi minuti prima e che farà salire le quotazioni nel borsino del calcio mercato per il genero di Maradona. Da segnalare anche la rete del peruviano Guerrero, gelido nel saltare Muslera concretizzando un contropiede da manuale, oltre al momentaneo vantaggio del Messico sul Cile arrivato grazie allo spunto di testa del numero 14 Araujo. Negli annali resterà anche la prime espulsione della competizione, capitata all'attaccante della Costarica Brenes dopo 28 minuti di gioco. Per lui la Copa America dovrebbe essere già finita.

La seconda giornata di questa Copa America potrebbe già sancire alcuni verdetti. Nel girone A, per esempio, la Colombia potrebbe mettere una seria ipoteca sul primo posto se dovesse riuscire ad ottenere punti contro l'Argentina mentre la Bolivia potrebbe già strappare il biglietto dei quarti nel caso ottenesse i tre punti contro la piccola Costarica. Nel girone B tutte le squadre sono ferme a quota un punto con la particolarità di essere in perfetta parità visto che nessuna ha realizzato e subito reti. Brasile-Paraguay e Venezuela-Ecuador sono le sfide in programma nella notte tra venerdì e sabato. Per il gruppo C la sfida più interessante sembra essere quella tra Uruguay e Cile con la Celeste obbligata a vincere per non rischiare il primato nel raggruppamento. Chiude Perù-Messico, ultima spiaggia per i settentrionali di rimanere appesi alla competizione.
 
Luci ed ombre sul voto referendario
Politica Venerdì 17 Giugno 2011
Villa Fastiggi è il quartiere più partecipativo, il Centro quello più astensionista. Ed ora cosa cambierà in bolletta?

Dopo 16 anni e 7 tentativi andati a vuoto, in Italia il popolo ritorna ad esprimersi direttamente grazie all'istituzione del Referendum abrogativo e la vittoria del fronte del Sì è di proporzioni bibliche. Alle urne si sono recati il 57% degli aventi diritto (54,8% considerando il voto all'estero) superando largamente lo sbarramento del 50%+1 dei voti necessario per la validazione della consultazione. I numeri, in un'Italia intorpidita da lustri di politica via etere, troppo spesso strillata ed involgarita su tematiche che non interessano i cittadini, sono sicuramente di tutto rispetto anche se lontani anni luce dalla partecipazione nei due referendum degli anni 70. Altri tempi, altri partiti ed altri problemi. Nel 2006 il Referendum costituzionale contro il federalismo passò per il rotto della cuffia (52%) e si deve tornare al 1995 per ritrovare la stessa partecipazione per una consultazione popolare abrogativa. All'epoca si votava sulle televisioni pubbliche e private, in alcuni casi la lotta fu voto per voto, proponendo l'immagine di un paese abbastanza diviso. Oggi invece i risultati sono inequivocabili e sanciscono la netta vittoria dei comitati che questo Referendum l’hanno tenacemente voluto. Su tutti e quattro i quesiti i Sì sono andati oltre il 94%, una decisione importante che mette dei paletti solidissimi sul concetto che l'acqua sia un bene comune, che il popolo italiano consideri antiquata la scelta del nucleare e che la giustizia sia uguale per tutti, rappresentati istituzionali in primis.

Adesso che la vittoria è stata ottenuta, che cosa cambierà per noi comuni mortali? Le risposte arrivano da alcuni attivissimi membri del Comitato ACCAdueò di Pesaro e Urbino, in prima linea nella lotta per l'acqua pubblica già da alcuni anni:
"Per Pesaro cambierà poco nell'immediato. Marche Multiservizi S.p.A. ha già un socio privato ed il referendum non obbliga a liberarsene. Per questo c'è una legge d’iniziativa popolare (400 mila firme raccolte dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua) che è arenata in qualche commissione parlamentare dal 2007. L'abrogazione della Legge Ronchi cancella comunque l'obbligo per le amministrazioni locali di cedere almeno il 70% della gestione del servizio idrico in mano privata entro il 2015”.

E per quello che riguarda il secondo quesito? Da domani le bollette dei pesaresi saranno più leggere?
Secondo il volere popolare dovrà essere proprio così. Dalla bolletta dovrà sparire la voce che riguarda la remunerazione del capitale investito, una quota pari o superiore al 7% di quanto investito dai soci nell'azienda, che i cittadini/utenti pagano in ogni bolletta e che era garantita per legge, fra l'altro questo parametro non sempre è trasparente e limpido. Di sicuro si dovrà vigilare per non far rientrare dalla finestra quello che si è messo fuori dalla porta. Noi staremo allerta e con gli occhi ben aperti. Il nostro impegno non è terminato e la vittoria nel Referendum è stato solo uno dei tanti passi che ancora ci aspettano per rendere l'Acqua un bene davvero comune a tutti i cittadini”.
Intanto, pochi giorni prima del voto, la Federconsumatori ha divulgato uno studio nel quale Pesaro e Urbino sono rispettivamente al quarto e al terzo posto per quel che concerne l'influenza della quota relativa all'acquedotto sull'intera bolletta.

Veniamo alla partecipazione pesarese al Referendum. L'affluenza alle urne in città è stata buona, attestandosi intorno al 63%, superiore al dato nazionale (57%) ed in linea con quello regionale (61,5%) e provinciale (63.1%). La palma di quartiere più partecipativo spetta a Villa Fastiggi che porta alle urne oltre il 73% degli elettori. Quorum oltre il 70% anche a Case Bruciate che registra il 70,6% di affluenza mentre a Pozzo (alto e basso) e a Villa Ceccolini si registrano le vittorie più ampie del fronte dei Sì che ottengono il 97,3% delle preferenze. Sotto la media pesarese 10 quartieri, tra cui Muraglia che si ferma al 62,9% mancando di un decimo l’obbiettivo. Sotto quota 60% troviamo la Baia (59,1%), la zona dell’Ente Parco di competenza del Comune di Pesaro (58,7%), il Porto (57,5%) ed il quartiere Centro-Mare (53,9%). Gli abitanti del Centro Storico (e del mare) sono stati dunque i pesaresi più astensionisti, dato percentuale che coincide anche con il maggior numero di No espresso nei confini del Comune (6,9%).


I dati provinciali consolidano invece Pesaro-Urbino come territorio più attivo dopo quello del capoluogo Ancona (64,2%) mentre Macerata (58,4%) si riconferma la Provincia con il minor afflusso alle urne. Poco sotto la media regionale ma abbondantemente sopra il quorum nazionale le altre due province marchigiane, Fermo (58,7%) e Ascoli (59,9%) con i piceni però al primo posto per quel che riguarda le croci sul Sì (96%). Dei comuni pesaresi con più di 10 mila abitanti il record di presenze ai seggi spetta ad Urbino che registra il 71,7% di affluenza al voto, nove punti più di Fano che si ferma al 62,7%. La pecora nera della Provincia di Pesaro-Urbino, ed unica realtà a non aver superato il quorum del 50%+1, è il Comune di Carpegna nel quale soltanto 620 abitanti sui 1266 aventi diritto (48,9%) hanno risposto alla chiamata referendaria. Il miglior risultato di affluenza si è invece registrato a Montecalvo in Foglia dove il 75,3% degli elettori (1486 su 1972) hanno espresso il loro volere in cabina elettorale.


 
"Soprattutto a Voi"
Moda Martedì 26 Aprile 2011
Vabbè che continuiamo a fare? Perchè perdere altri minuti preziosi, perchè farsi del male alla Tafazzi, perchè non andarsi a leggere il corsivo dell'ottimo Emanuele Macaluso? Fare peggio del Franco Riccardo qua dipinto nella foto di Luca Toni è francamente difficile, probabilmente il FRDM peggiore della stagione in corso. Di che colore è la giacca? Bianco panna? Crema chantilly? Su presidente, si dia una regolata che oltretutto la prossima in casa arriva la Milano di re Giorgio, non ci faccia fare la figuraccia epocale. Chiami l'Aspes, faccia prelevare da due robusti omarelli tutto il guardaroba e vada a fare un giro con l'amico Sauro, chissà mai cosa possa succedere.
 
Volemose bene!
Moda Lunedì 18 Aprile 2011
Amici ascoltatori, che coppia! Meglio di Silvio e Gianni Letta. Meglio di Dalla & De Gregori. Meglio di Dolce & Gabbana. Meglio di Gianni Clerici e Rino Tommasi. Meglio di Kate e William. Meglio dei fratelli Abbagnale. Meglio di Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro. Meglio di Mirko Facenda e Michele Zavagnini.
Ancona, sabato 16 aprile, palaRossini: a sinistra il numero uno Franco "Sonny" Riccardo, a destra Sauro "Rico" Bianchetti per una vittoria da ricordare. FR arriva gongolante nel capoluogo di regione con un trench alla tenente Colombo, piazza la solita giacca, esclude la cravatta e ci fa intravedere il petto forse depilato (pres, si fa la ceretta a caldo?). Rico invece ha il capello spettinato quanto basta ma soprattutto indossa una camicia rockeggiante a quadratini biancoblu da vero uomo del sabato sera. Questa volta siamo buoni e promuoviamo entrambi, voto 6.5 al presidente, 8 pieno al compare di merende sperando di vedere quanto prima aperta la tavolozza dei colori: vogliamo un viola uccidipupille, un giallo limone, un rosso sangue.
Bon, il solito abbraccio caldo e coinvolgente, buona settimana a tutti sperando che queste parole di Pierre Cardin vi riportino sulla retta via: "Mi lavo con il mio sapone, indosso il mio profumo, mangio i miei cibi... vivo su me stesso."
Da leggere con in sottofondo "Strange Currencies" dei Rem.
 
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