In & Out
Scritto da Matteo Fattori @Matt_Fatt
Lunedì 02 Ottobre 2017 Stampa
Pregi e difetti visti nel match perso in casa dalla Vuelle Pesaro contro Brescia

In

Compattezza ed entusiasmo: i ragazzi di Leka sembrano da subito una squadra, pur con gli innumerevoli difetti di una squadra, nuova, giovanissima e incompleta. Però traspare la gioia di giocare assieme e questo non può che far ben sperare

Omogbo: E' un diamante grezzo, una mina vagante. Un tronco di ebano purissimo pronto da intagliare. Se lui saprà lavorare con disciplina e lo staff biancorosso insegnargli a fare il professionista in campo, potrebbe essere il vero colpaccio di quest anno

Ceron: d'accordo, un indizio non fa una prova, ma l'anno scorso Marco giocava bene solo contro le sue ex squadre e Brescia non è tra queste. Partenza ok per il capitano (nonostante il tentativo di tripla affrettato stoppato nel finale)

Moore: è un'ottima guardia americana da venti punti a partita

Ancellotti: Non gli si può chiedere di più. Chi nasce gregario, non può reinventarsi protagonista. E come gregario, ha svolto egregiamente il proprio compito. 8 rimbalzi in 14 minuti è tantissima roba.


Out

Peccati di gioventù: Farsi scippare la vittoria nel finale è un peccato tipico di una squadra giovane, senza ancora ruoli ben definiti e senza (soprattutto) capire a chi consegnare la palla nei momenti che contano. Il coraggio non manca a nessuno, alla voce lucidità invece, sarebbe meglio ripassare tra qualche tempo.

Bertone: ci si aspettava la classica tenacia argentina, invece si è fatto spesso e volentieri saltare dall uomo diretto (Lee Moore, che contro di lui è sembrato un mezzo fenomeno). E se anche in attacco non incide ecco che abbiamo il primo vero rebus di stagione

Mika: Anche lui è indietro in quanto a comprensione del basket europeo. Deve imparare a sporcarsi quelle belle manine vellutate che si ritrova, altrimenti verrà fagocitato spesso e volentieri dai lunghi avversari.

Moore: è un pessimo play americano da 4 assist a partita

Roster corto: Si è giocato in sette e nonostante questo si è rischiato di vincere. Forse con un Mario Little in più nel motore anche gli altri sarebbero arrivati ai momenti decisivi con la lingua meno lunga.