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mercoledì, 10 marzo 2010 |
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Pesaro merita ma Milano vince
Scritto da Redazione Pesarosport
La Scavolini Spar più bella dell'anno conduce a Milano per quaranta minuti ma non bastano per portare a casa i due punti, Milano vince all'overtime ma nulla da recriminare ai ragazzi di Dalmonte
Il tabellino dell'incontro
Milano come prima tappa di una settimana impegnativa, forse anche troppo impegnativa per quello che la squadra può dare ora. Milano senza Acker e Maciulis, oramai fermi da una settimana, in quintetto Mason Rocca che sta attraversando un ottimo momento di forma. Finalmente Dalmonte va di meritocrazia, lasciando in panca Cinciarini e promuovendo in quintetto Sam Van Rossom. E’ lo stesso belga il protagonista di inizio partita che con sette punti porta sul 14-8 i suoi costringendo coach Bucchi a chiamare un tempestivo timeout. Pausa che rinfranca le scarpette rosse che rientrano subito in partita. Al 6° minuto si registra l’esordio di Cvetkovic al posto di un positivo Hicks gravato però di due falli, lo slavo sblocca subito il suo tabellino con due punti su assist di Green. Il quarto iniziale si chiude sul +5 (23-18) con una tripla del redivivo Cinciarini, rinfrancato dalla buona prestazione di coppa. Pesaro prova addirittura a mettere il naso avanti, allungando sul +8, con un buon apporto di Cinciarini, Dalmonte può, niente meno che, far riposare due minuti il suo piccolo play. Milano tiene botta con l’ex Hall che da energia ai suoi che sembrano essere partiti un tantino letargici, come sorpresi dalla verve di Pesaro. Milano da squadra di talento sfrutta tutte (troppe) le palle perse di Pesaro e si riporta a contatto. Hicks dopo la buona partenza si fa irretire da Hall e si autoesclude dalla gara con un pesantissimo terzo fallo. Quando i giocatori vanno negli spogliatoi per un thè caldo il tabellone del Mazda Forum segna un doppio 36, perfetta parità. Un convincente primo tempo da parte della Scavo Spar. In avvio di secondo tempo attacchi ispirati, a Mordente risponde sempre Michael Hicks che tiene i suoi in linea di galleggiamento. E’ una Vuelle dalla faccia tosta, Milano prova a scardinare la partita di fisico e di talento ma i ragazzi allenati da Dalmonte non mollano e restano lì con la testa, Green mette i suoi in riga e li imbecca a dovere, a metà quarto Pesaro è avanti di 8 lunghezze 58-50 con tre fiammate dalla lunga di Sakota. Green continua a cavalcare il figlio di Dragan che vede la Madunina sopra al ferro milanese e martella dalla lunga e da il massimo vantaggio ai pesaresi +14 (64-50). L’ultima frazione si apre con Milano che insegue sotto di 8 (61-69). La squadra di Bucchi non ci sta e prova a buttarla in bagarre rischiando il tutto per tutto ed infatti la prima tripla della partita di Hall sposta l’inerzia dell’incontro a favore dell’Armani Jeans che torna sotto a -5. Ora Pesaro non deve sciogliersi come neve al sole come troppo spesso è capitato nei finali di partita. Quando la palla inizia ad andare sotto canestro nelle mani di Eric Williams la musica cambia e BigE la deposita nel cesto riportando i suoi avanti di 10. Milano non molla e con due stoppate di Rocca piazza un parziale di 6-0 e di fatto rimette le mani sull’incontro, Pesaro ora ha solo 4 miseri punti da gestire a 90 secondi dalla fine ma la Vuelle non sembra reggere la pressione, gestisce male gli attacchi e Milano con Finley porta i suoi all’extra time. Ora Milano ha psicologicamente la partita in mano. La palla pesa molto e gli errori da una parte e dall’altra lo dimostrano. Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, al canestro di Green risponde infatti Morris Finley che con un gioco da tre punti riporta i suoi al +1 (87-86). Senza Williamse Hicks, usciti per 5 falli, per Pesaro si fa dura, gli esterni ben tenuti dalla difesa milanese fanno fatica. Un doppio rimbalzo in attacco di Rocca consegna la partita ai meneghini che beffano Pesaro, ancora una volta. Questa volta però il dispiacere è doppio perché la squadra si è battuta bene per tutta la partita conducendo praticamente per tutto l’incontro, ma evidentemente quest’anno per vincere non basta neanche tenere il campo per quaranta minuti. Che disdetta.
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