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Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta ad accettare l’incarico? «Io
sono cresciuto cestisticamente nel vecchio palazzetto dello sport, ho
fatto le giovanili nel 1970 con la Max Mobili Pesaro. A ventisei anni
sono andato via da Pesaro, allenando squadre in Toscana, Umbria,
Liguria e Marche. Da un anno sono rientrato in città e l’idea di
ripartire dalla mia città, da questo palazzetto in cui ho imparato ad
amare questo sport era una tentazione troppo forte alla quale non
potevo dire di no».
Quali sono le sue impressioni dopo aver diretto il suo primo allenamento?
«E’
un ottimo gruppo, come più persone mi avevano detto. Naturalmente c’è
un po’ di malinconia e depressione per la situazione attuale. E’ questo
l’aspetto più importante sul quale dover intervenire immediatamente.
Dal punto di vista atletico la squadra mi è sembrata in forma, ha una
buona condizione, del resto il preparatore mi è sembrato un ottimo
professionista. Le condizioni per tentare e riuscire ci sono tutte».
La squadra finora ha perso 11 partite su 15, di cui 7 con uno scarto inferiore a cinque punti. Come giudica questo dato?
«Credo
sia difficile dare motivazioni tecniche. In carriera mi è capitato di
vincere, in una sola stagione, sette partite con uno scarto di un
punto, e di perderne altrettante in un’altra stagione. Il fatto di
vincere più partite in volata ti dà sicurezza e pertanto si accumula
una inerzia positiva. Viceversa, se perdi vieni assalito da ansia e
paura, e dobbiamo cercare di invertire questa tendenza».
Una squadra che perde molte partite in volata dimostra comunque di avere gli strumenti per competere. E’ d’accordo?
«Sono
d’accordo. Ho visto la squadra giocare in diverse occasioni, e non mi
ha mai dato la sensazione di farlo come un team ultimo in classifica.
Ha sempre avuto un atteggiamento troppo morbido alle partite, specie
nei primi due quarti. Questo incoraggia l’avversario e gli fa capire
che può strappare la vittoria. Nel terzo e nell’ultimo quarto di gioco
c’è sempre stata una reazione, ma a quel punto la partita è tutta in
salita. Lavoreremo pertanto in questa direzione: ci mancano quindici
gare di regular season da disputare, e le disputeremo con
determinazione e la cattiveria necessaria. Dobbiamo considerare ogni
pallone, ogni rimbalzo, ogni piccolo dettaglio come se fosse il più
importante in assoluto, che è forse quello che fino ad oggi è mancato».
Molte delle squadre con cui Pesaro ha giocato hanno detto che l’ultima posizione in classifica è immeritata.
«E’
vero, l’ho sentito dire in altre circostanze. Il problema è che Pesaro
deve capire che è ultima in classifica. Ho sottolineato questo ai
ragazzi. Dobbiamo andare in campo con il sangue agli occhi, se il
campionato finisse oggi noi saremmo retrocessi. Il nostro obiettivo
primario è metterci alle spalle due squadre e andare ai playout.
Dobbiamo perdere l’abitudine a perdere».
La
società nel corso della stagione ha allungato il roster con Grossi e
Ancillai. Come pensa di impiegare questi due ragazzi nel contesto
generale?
«Sono
due giocatori validi in più, e questo nel basket è veramente qualcosa
di importante. Grossi è un giocatore il cui valore non è in
discussione. Per quanto riguarda Ancillai, credo che alla squadra
manchino quei sei-sette rimbalzi a partita che spesso in alcune
circostanze sono risultati poi fatali. A volte ho visto gli avversari
catturare anche tre rimbalzi offensivi consecutivi e segnare al quarto
tentativo, cosa che assolutamente non va bene perché mina le certezze e
il morale dei giocatori. Per cui Ancillai credo che ci darà davvero
quello che ci serve».
Comunicato stampa |